Il Protocollo quadro per le emergenze climatiche è volto ad ampliare le opportunità per la gestione condivisa tra le parti delle fasi emergenziali legate ai cambiamenti climatici.
A differenza di quanto avvenuto in occasione della epidemia da Covid – dove il Protocollo si collocava al di fuori della valutazione dei rischi nella diversa logica precauzionale – in questa ipotesi si resta nell’ambito della valutazione dei rischi, senza aggiungere alcun vincolo per l’impresa.
Scopo del Protocollo è, invece, quello di costituire una valida base giuridica per ampliare le opportunità delle parti di gestire, in una logica di sussidiarietà, legata alle specificità categoriali, territoriali o aziendali.
Il Protocollo quadro, da declinare nel merito a cura delle categorie, territorio o aziende, costituisce la base per la concessione della CIG (in prospettiva, esso verrà equiparato alle Ordinanze) e ne semplifica la procedura rispetto al cd evento meteo, apre la strada alla tutela per eventuali ritardi nella consegna dell’opera (a partire dall’ipotesi di esecuzione di opere pubbliche) e, auspicabilmente, costituisce la base per il superamento di provvedimenti limitativi delle decisioni delle parti di ridistribuire l’orario di lavoro.
In allegato una nota di approfondimento.
