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Rapporto di previsione Centro Studi Confindustria “Guerre, d …

I giovani sono una risorsa sempre più scarsa per l’economia italiana, è quanto accertato dal Rapporto di previsione del Centro Studi Confindustria “Guerre, dazi, incertezza: a rischio la crescita” del 25 marzo u.s.

Nel 2025 l’incidenza dei giovani (15-34enni) sulla popolazione totale è al 20,6%, in forte calo dal 25% nel 2005. Nel 2070, secondo le proiezioni Istat, scenderà al 18,6%. Dato il declino demografico, anche la quota di popolazione in età lavorativa è destinata a ridursi in modo significativo, con una perdita di 5 milioni di unità già nel 2040.

Rispetto ai loro coetanei europei i giovani italiani sono meno occupati soprattutto nelle fasce di età più basse. Il basso tasso di occupazione tra i più giovani riflette in parte i percorsi di istruzione più lunghi ma è anche il risultato di persistenti divari territoriali, seppure negli ultimi anni il Mezzogiorno abbia mostrato segnali di recupero.

Le difficoltà dei giovani italiani nell’inserimento al lavoro permangono anche quando hanno completato il percorso formativo. In questo contesto si inserisce il fenomeno della mobilità internazionale dei giovani qualificati che può favorire lo scambio di conoscenze, la diffusione delle tecnologie e la creazione di legami economici tra paesi, ma per tradursi in un rafforzamento del capitale umano nazionale è importante favorire i rientri e l’attrazione di giovani talenti dall’estero; in questa direzione si inseriscono i regimi fiscali agevolati introdotti negli ultimi anni anche in Italia.

Le politiche pubbliche italiane rivolte all’occupazione giovanile si sono concentrate negli ultimi anni su incentivi per la domanda di lavoro. Sgravi e bonus sulle assunzioni agiscono prevalentemente sul lato del costo del lavoro per le imprese, ma incidono poco sulle determinanti strutturali della bassa occupabilità giovanile. In particolare, senza un’efficace politica di allineamento tra competenze in uscita dal sistema formativo e quelle richieste dal mercato, il mismatch di competenze permane come freno alla piena integrazione dei giovani nel mercato del lavoro.

Serve una strategia integrata di lungo periodo con interventi strutturali che affrontino le cause profonde delle difficoltà occupazionali dei giovani, quali:
1. Riforma e rafforzamento dei percorsi formativi e scolastici;
2. Anticipo dell’inserimento nel mercato del lavoro durante il percorso di istruzione;
3. Incentivi mirati a sostenere il reddito dei giovani lavoratori;
4. Politiche di accompagnamento e welfare attivo.

Una politica organica volta a valorizzare e trattenere il capitale umano costituirebbe a tutti gli effetti una leva di politica industriale, orientata a rafforzare la capacità innovativa del sistema produttivo e a sostenere lo sviluppo economico del Paese nel lungo periodo.

Rapporto completo in allegato

Giovani in calo e in fuga: le possibili soluzioni a pag. 10